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Il Comitato

PERCHE’ SIAMO CONTRARI AL RADDOPPIO DELL’AEROPORTO DI FIUMICINO E FAVOREVOLI AD UNO SVILUPPO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO


Lo sviluppo sostenibile è “lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni”.
                            (Commissione Mondiale dell’Ambiente e dello Sviluppo)


Roma ha veramente bisogno del raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino?
Attualmente Fiumicino smaltisce con 3 piste circa 34-35 milioni di passeggeri all’anno (in realtà si è verificata un’inversione di tendenza con una diminuzione di movimenti a partire dal 2008, continuata nel 2009)
Il maggiore scalo europeo, l’aeroporto di Londra, Heathrow, è il terzo aeroporto più trafficato del mondo, ha, come Fiumicino, 3 piste – due parallele: una per il decollo, una per l’atterraggio e una più corta trasversale -  e smaltisce annualmente più di 68 milioni di passeggeri!
Con lo stesso numero di piste smaltisce cioè il doppio di passeggeri di Fiumicino e 8 milioni di passeggeri in più di quanto, anche secondo le stesse stime di ADR,  Fiumicino dovrebbe arrivare a smaltire tra dieci anni: cioè 60 milioni  nel 2020.



E’ vero che i passeggeri aumenteranno fino ad arrivare ai 100 milioni l’anno?
ADR prevede un aumento dei passeggeri che dagli attuali 35-36 milioni all’anno dovrebbe raggiungere i 60 milioni tra 10 anni e i 100 milioni nel 2044.
Su quali elementi ADR fa questa previsione?  
Innanzitutto va detto che queste proiezioni non si basano né su dati scientifici né su dati osservativi.
Inoltre, ci sono almeno tre ragioni che mettono in guardia dall’ipotesi di una crescita costante su un periodo di tempo così lungo:
  1. L’attuale crisi economica non lascia prevedere che, a breve, i tassi di crescita aumentino rapidamente. Per il 2010 si prevede un cauto 1% di aumento del PIL.
  2.   Il previsto aumento del numero di aeroporti nella sola regione del Lazio – Viterbo?, Frosinone?, Latina?, oltre a Ciampino e al recentemente rinnovato Aeroporto dell’Urbe, per il quale lo stesso presidente dell’ENAC ipotizza un improbabile sviluppo - se dovessero effettivamente venire realizzati assorbirebbero quote consistenti di passeggeri, sottraendoli a Fiumicino.
  3.   Per il  2044, mentre ADR prevede una crescita esponenziale di passeggeri e di voli, importanti agenzie internazionali diagnosticano intorno al 2040 una forte riduzione delle fonti petrolifere.
Anche a non voler dare retta alle previsioni più pessimistiche, uno sviluppo basato solo sulla crescita di fonti non rinnovabili è decisamente in forse. Potrebbe addirittura verificarsi una riduzione del numero dei voli, dovuta a due linee di sviluppo in atto e che stanno cominciando a mostrare già i propri effetti: 
  1. l’aumento del coefficiente di riempimento  degli aerei (gli aerei viaggiano meno vuoti quindi a parità di passeggeri ci sono meno voli);
  2. l’aumento della capienza dei vettori che hanno una capacità di oltre 600 passeggeri, mentre la successiva generazione, già in fase avanzata di progettazione, avrà un capienza di oltre 900 passeggeri (più passeggeri su un vettore uguale meno voli).
Tutto questo senza voler considerare la questione più generale del surriscaldamento del clima : dato che il trasporto aereo non solo inquina fortemente l’aria ma contribuisce sensibilmente alle emissioni di CO2 e consuma più energia di qualsiasi altro mezzo di trasporto: un aereo inquina mediamente quanto 500 auto di media cilindrata.  

Una proposta alternativa
In ogni caso, qualora vi fosse la reale esigenza di trasportare un maggior numero di passeggeri e fatte salve le indispensabili verifiche a tutela della salute dei cittadini residenti, sarebbe possibile rispondere positivamente all’incremento di voli razionalizzando i servizi a terra, utilizzando le strutture già esistenti e realizzandone di nuove sui terreni liberi insistenti all’interno dell’attuale sedime aeroportuale senza compromettere altro territorio, al contrario preservandone la bellezza e la naturale funzionalità: essere ambiente per l’uomo.


E’ vero che il raddoppio porterebbe molti nuovi posti di lavoro ?
Per rendere più appetibile all’opinione pubblica e agli amministratori locali la propria proposta, ADR parla  di un aumento molte sensibile dell’occupazione: ne fornisce anche le cifre.
Si parla di 1000 addetti diretti ogni milione di passeggeri. A 20 milioni in più di passeggeri corrisponderebbero quindi 20.000 posti di lavoro; i 100 milioni di passeggeri del 2044  significherebbero 100.000 posti di lavoro diretti!

Peccato che questi dati non abbiano alcun fondamento.
Attualmente infatti ai circa 36 milioni di passeggeri annui corrispondono non 36.000 occupati, bensì – secondo i dati del bilancio della stessa AdR -  2623 posti
(di cui circa 635 a tempo determinato),
con un rapporto inferiore agli 80 occupati ogni  milione di passeggeri.
Sono del resto più di due decenni che il numero degli addetti aeroportuali, sia diretti che indiretti, con successive riorganizzazioni e ristrutturazioni è significativamente diminuito.


UN DISASTRO ANNUNCIATO PER IL TERRITORIO

A fronte di questi dati a dir poco incerti, il raddoppio dell’aeroporto avrebbe una serie di conseguenze terribili e di svantaggi certi per il territorio, per i suoi abitanti e, più in generale per i cittadini di Roma e del resto d’Italia.

Un danno ambientale e naturalistico
Secondo il piano dell’ADR il sedime aeroportuale dovrebbe essere ampliato di 1300 ettari: praticamente un raddoppio rispetto ai 1400 ettari già occupati dall’aeroporto attuale.  
L’ampliamento riguarderebbe una zona di pregio, interamente ricadente all’interno della Riserva Statale del Litorale Romano, e come tale sottoposto ad una serie di vincoli.
La stessa documentazione fornita ai futuri partecipanti al bando di gara per il Master Plan, fornita da ADR, specifica che il territorio in questione è tutelato da diversi vincoli, dipendenti dalle sue caratteristiche naturalistiche, dalla presenza di zone di interesse archeologico e storico e che tali vincoli trovano conferma nel nuovo e recentissimo piano regolatore del Comune di Fiumicino (Oltre a quanto previsto dal Piano Regolatore, il territorio è sottoposto a vincoli dal “Piano di gestione della Riserva” e ai vincoli del PTPR).
Pur a conoscenza della situazione, ADR ritiene comunque di poter procedere, arrivando ad affermare che “il Piano di Sviluppo Aeroportuale si sovrapporrà al P.R.G. del Comune di Fiumicino, che lo recepirà nel suo insieme, comportando automatica variante allo strumento urbanistico vigente, nonché dichiarazione di pubblica utilità e indifferibilità dell’opera nel suo complesso”. Va però ricordato il caso di Viterbo, dove la Magistratura ha avviato un’inchiesta imputando agli amministratori e dirigenti del Comune di Viterbo il reato di corruzione in relazione al tentativo di modificare il Piano regolatore delle aree in cui realizzare il mega-aeroporto.
 
Un danno per l’economia agricola
Sul territorio insistono numerose attività economiche, prevalentemente di tipo agricolo e turistico.
Si tratta infatti del territorio che è stato oggetto, alla fine degli anni ’20, della Bonifica di Maccarese e, subito dopo, della creazione della più grande azienda agricola che lo stato italiano abbia avuto. Il paesaggio che ne è scaturito è dato da estensioni di campi coltivati, punteggiati dai caratteristici insediamenti sparsi (anch’essi sotto tutela e vincolati come edifici di valore storico) con le case rosse abitate dai discendenti dei primi coloni veneti e da cittadini in cerca di una migliore qualità della vita che, nel tempo, li hanno in parte sostituiti.
L’integrità del territorio e la sua salvaguardia – unico caso di buona conservazione di tutto l’Agro romano e, più in generale delle zone ormai degradate intorno alla Capitale – è stata la conseguenza diretta della gestione della Maccarese e dei suoi dipendenti e abitanti che si sono opposti con forza a ogni tentativo di smembramento.  Ancora, nel 1998, grazie alle clausole della vendita ai Benetton, cioè alla Edizioni Holding Spa, dei circa 3200  ettari  dell’azienda Maccarese, i Benetton si impegnarono a mantenere la destinazione agricola e l’unitarietà del fondo. Nel frattempo anche altre aziende agricole più piccole sono sorte e hanno dato vita a una produzione moderna e spesso di alta qualità.  
Tutto questo - coltivazioni, aziende, abitazioni, manufatti, centri agricoli, canali, siti archeologici, e oasi naturalistiche - ricadrebbe interamente all’interno dei 1300 ettari del futuro sedime aeroportuale e, pertanto, sarebbe soggetto direttamente a esproprio. Lo subirebbero alcune centinaio di persone e alcune decine di aziende!
Il territorio circostante, inoltre, sarebbe sottoposto ad interventi infrastrutturali quali: nuove strade d’accesso e viabilità locale; nuovi collegamenti ferroviari; nuova sistemazione del sistema idraulico. Opere connesse e necessarie allo stesso aeroporto.
Dobbiamo ritenere che l’impatto sul territorio e sullo stesso tessuto economico sarebbe molto pesante per non dire devastante.


Ma la devastazione avrebbe ben altri confini.    
Ad essere interessato all’ampliamento del ‘nuovo’ sedime aeroportuale, è infatti un territorio molto più vasto, con alcune zone, come gli abitati di Ostia, Fiumicino, Focene, Fregene, , Maccarese, Passoscuro e Torre in Pietra ecc. che ne sarebbero coinvolte ancora di più di quanto già non avvenga, mettendo in grave pericolo la sopravvivenza delle attività economiche attualmente esistenti.
L’intera zona ha infatti una chiara vocazione agricola e turistica.  La drastica riduzione della Maccarese SpA – che perderebbe all’incirca 900 ettari  - e l’azzeramento di altre aziende agricole di minori dimensioni che insistono sul territorio, porterebbero a una decisa riduzione della produzione agricola e dei terreni destinati all’agricoltura e all’allevamento.
Questo in netto contrasto con le linee di sviluppo auspicate dalla FAO, e ribadite ancora recentemente in sede europea, che auspicano l’incremento delle aree destinate all’agricoltura.


Un danno per il turismo
Gran parte delle restanti attività economiche vivono del turismo: stabilimenti, attività commerciali, di ristorazione, ecc. A una ventina di chilometri dalla Capitale, la zona rappresenta una risposta naturale alle esigenze dei romani che lo utilizzano nei periodi estivi ma anche durante tutto l’anno come polmone verde per ritemprarsi e rilassarsi, o come vera e propria alternativa residenziale alla città, con l’edificazione di nuovi insediamenti. I grandi e piccoli stabilimenti balneari del litorale sono del resto noti in tutta la capitale per le attività ricreative che realizzano durante le serate estive.
Inoltre, proprio negli ultimi anni numerose iniziative, sia dei privati riuniti in Associazioni che dello stesso Comune, sono andate nella direzione di sviluppare proprio la vocazione turistica del territorio (ristrutturazione della Pineta di Fregene, bandi per il rifacimento del lungo mare, Associazioni come la neonata “Maremoto”, a tutela della qualità del mare con il controllo dell’inquinamento delle acque, iniziative culturali più o meno recenti come l’ormai storico  Premio Fregene, Fregenius, gli incontri di lettura della Biblioteca Pallotta, l’Arena Fellini, le proiezioni di Cinema per noi, ecc.).
E’ evidente che un secondo aeroporto, piazzato proprio a metà tra la ferrovia e il mare, interrotto da nuove linee ferroviarie e metropolitane e da una nuova rete viaria che interrompe le attuali direttrici, non potrebbe che avere ripercussioni fortemente negative sullo sviluppo economico. E anche a chi ipotizzasse un incremento delle presenze dovuto ai passeggeri in transito, basterebbe guardare a quanto è accaduto a Fiumicino città, dove la presenza del Leonardo da Vinci non ha significato affatto un incremento significativo del turismo e dove le aree che circondano il recinto dell’aeroporto sono abbandonate al degrado.  


Un danno per i piccoli proprietari di casa
Un ennesimo danno al territorio e alla sua economia riguarda il mercato immobiliare  con il conseguente grave deprezzamento degli immobili: un deprezzamento che è già in atto. Infatti, nel momento stesso in cui la notizia dei progetti di ampliamento dell’aeroporto sono diventati di pubblico dominio, nella zona interessata all’esproprio il mercato delle case si è immediatamente bloccato – recando già alla sola notizia dell’evento un danno gravissimo ai proprietari -. Ma anche per le zone limitrofe già ora, ben oltre la crisi che ha investito il settore, il mercato immobiliare ha subito un netto rallentamento con un drastico abbassamento del valore delle case.
E’ chiaro che una zona devastata dal punto di vista ambientale, impoverita sotto il profilo economico e sottoposta a un forte inquinamento (acustico, elettromagnetico e chimico) non può che veder diminuito sensibilmente il valore delle sue ville, casali, appartamenti, degli edifici residenziali e commerciali, a tutto vantaggio dei privati che avrebbero invece la possibilità di lucrare costruendo all’interno del nuovo sedime aeroportuale su un terreno dato gratuitamente in concessione i previsti circa 1.000.000 di mq di edifici
(sono infatti previsti: nuovi terminal, una nuova stazione ferroviaria collegata alla linea Roma-Pisa;  una stazione per una metropolitana leggera per il collegamento con l’attuale aeroporto; altri centri commerciali - che andranno ad aggiungersi agli esistenti “Da Vinci” e “Parco Leonardo”- alberghi, centri congressi – oltre a quelli già forniti dalla nuova Fiera di Roma - strutture terziarie e direzionali, ecc.).
Per la precisione, sui 1300 ettari di nuovo aeroporto, l’8,2% è destinato a hotel, uffici, centri commerciali,negozi, centri congressi, ecc. Si tratta di ben 106,6 ettari, cioè di 1.066.000 mq di nuove costruzioni!

Un pericolo per la salute dei cittadini
 Un secondo ostacolo, e non certo di dettaglio,  allo sviluppo turistico e residenziale, ma anche alla qualità della vita,  sarebbe certamente il netto peggioramento dell’aria e del rumore. Un aumento così significativo di passeggeri e quindi di voli, come quello previsti da ADR, comporterebbe serissime conseguenze per la salute dei cittadini, per l’intenso inquinamento acustico, elettromagnetico (dovuto ai radar) e per l’inquinamento chimico-fisico, derivante dalle grandi quantità di emissioni di gas di scarico (oltre alla maggiore urbanizzazione).
Vi sono ormai molti studi medici che documentano scientificamente le conseguenze dirette ed indirette che un’esposizione continua al rumore, alle polveri sottili e alle emissioni di CO2 (per citare i principali inquinanti) ha sulla salute di tutti, e in particolare dei bambini, con un aumento rilevante nell’insorgenza di malattie (tumori, ipertensione, malattie respiratorie e cardiache, sordità, ecc.).
Stranamente, i controlli che dovrebbero essere effettuati al riguardo non hanno, finora, mai coinvolto l’aeroporto di Fiumicino – che pure è il più grande d’Italia anche nelle sue dimensioni attuali.
Il Comitato FuoriPISTAa ha sollecitato il Comune di Fiumicino, la Provincia di Roma e la Regione Lazio, con una richiesta di chiarimento in merito al mancato monitoraggio dell’inquinamento acustico.  In data 14 gennaio 2010, l’Assessore della Provincia alle Politiche del Territorio e Tutela ambientale nella lettera di risposta – l’unica pervenuta – dichiara che nel 2003  l’amministrazione provinciale ha effettivamente “acquistato e fornito ai  Comuni di Fiumicino e Ciampino 4 centraline per il monitoraggio dell’inquinamento acustico che vengono gestite direttamente dai Comuni stessi in collaborazione con ARPA Lazio, secondo quanto previsto dal Progetto CRISTAL.”
Ma mentre a Ciampino  sono state effettivamente collocate ben 8 centraline a Fiumicino solo alla fine del 2009 il Comune ha inaugurato – con 6 anni di ritardo, dal 2003 al 2009 (!!!) - l’installazione di 4 centraline – che però sono state sistemato in siti che, come ha denunciato lo stesso Comitato FuoriPISTA sono poco rilevanti ai fini del rumore provocato dagli aerei in fase di decollo o atterraggio, e comunque escludendo il territorio di Maccarese.

Quale futuro per il territorio?
Negli ultimi anni il territorio del Comune di Fiumicino, e in particolare proprio le zone attorno al Leonardo da Vinci, hanno subito dei cambiamenti radicali che ancora non hanno cessato di far sentire i loro effetti. Si è trattato fin qui della realizzazione di opere di grandi dimensioni che hanno implicato la cementificazione di larga parte di territorio. Solo per citare alcune di queste opere, si è proceduto alla costruzione di ben 2 Centri Commerciali -  Parco Leonardo  e il Da Vinci, con relativi insediamenti abitativi-residenziali, come le Pleiadi e lo stesso Parco Leonardo, più a nord il centro della Leprignana, per non parlare dei più modesti insediamenti intorno a Torre in Pietra e Aranova;   il complesso della nuova Fiera di Roma; l’Interporto – ancora in costruzione ma pare già bloccato per cedimenti del terreno -; i porti turistici di Fiumicino città; il previsto Inceneritore che dovrebbe  sopperire almeno in parte alla chiusura di Malagrotta.
Il tutto circondato da una rete intricata di nuove infrastrutture stradali e autostradali di collegamento.  
Più che delle direttrici di sviluppo del territorio,  tutte queste opere sembrano configurare un vero e proprio assalto che sta stravolgendo una delle zone più belle ancora rimaste dell’Agro Romano, e del Litorale,  un assalto da parte di pochi grandi costruttori che continuano a violentare l’ambiente nell’interessi di pochi e a scapito degli interessi dei molti cittadini.

Del resto, il Presidente dell’Unione degli Industriali di Roma, Aurelio Regina, lo scorso 24 novembre all’Assemblea generale che si è svolta proprio nell'Avio 6 di Alitalia a Fiumicino, al riguardo si è espresso  così:
" … stiamo progettando una grande città che comincia molto prima di Roma, una metropoli proiettata verso il mondo capace di essere motore di ricchezza, fulcro di innovazione, motivo di fierezza per tutti gli italiani''.
E’questo il contesto in cui si sta parlando di Fiumicino 2, di un vero e proprio secondo grande aeroporto che dovrebbe sorgere accanto al primo, in piena Riserva del Litorale, nella quale ovviamente finora è fatto divieto di costruire anche un solo un pollaio!
Può darsi che l’intenzione sia quella dichiarata, ma certo il dubbio che siamo di fronte a un ennesimo tentativo di speculazione pare legittimo, tanto più se guardiamo meglio ai protagonisti di questa vicenda.

I soliti noti ?
In tutta questa faccenda c’è infatti un nome che ritorna spesso: è quello dei Benetton.
I Benetton infatti entrano in gioco, in un primo momento come proprietari della Maccarese SpA e quindi di gran parte del territorio che con il raddoppio sarebbe soggetto all’esproprio.  Trattandosi di un imprenditore agricolo, secondo la legge, i proprietari sarebbero indennizzati con la triplicazione del valore agricolo medio.  Considerato che Benetton ha acquistato l’intera Maccarese, 3300 ettari, incluso tutto il borgo vecchio, per circa 93 miliardi di vecchie lire e che per realizzare il piano ADR, l'ENAC dovrebbe espropriare più di 1000 ettari alla Maccarese SpA, sarebbero sufficienti 5€/mq per rientrare dell’intero investimento iniziale (5€/mq * 1000 ettari = 50 milioni € > 93 miliardi di lire).
Ma non è tutto. Quando parliamo di ADR (Aeroporti di Roma), stiamo parlando in realtà di una Società  privata che ha in gestione gli aeroporti della capitale fino al 2044. La composizione di questa società è mutata proprio negli ultimi giorni e ha portato in primo piano un nome ben noto e già decisamente presente sul territorio: i Benetton!
La holding che controlla ADR, Gemina, ha infatti approvato un piano di scissione parziale che porterà Unicredit e Clessidra fuori da Investimenti Infrastrutture, lasciando come unico socio Sintonia, holding della famiglia Benetton.
Così la famiglia Benetton si verrebbe a trovare nella strana situazione di giocare contemporaneamente diverse parti in commedia: come Edizioni Holding SpA - proprietaria della Maccarese SpA - si vedrebbe espropriata (e risarcita) dallo Stato di circa 1000 ettari dei 3200 ettari (acquistati nel 1998 come terreni agricoli a un prezzo a dir poco favorevole) per poi ritornarne in possesso - come Sintonia società che controlla Investimenti Infrastrutture che, a sua volta controlla Gemina, e di qui ADR - degli stessi ettari in comodato d’uso, gratuito, come gestore dell’aerea che ospiterebbe il nuovo aeroporto.

Che tutto il progetto di raddoppio sia in realtà una forzatura per foraggiare chi verrebbe a trovarsi nella posizione di incassare, con l’esproprio, soldi pubblici con i quali poi finanziare migliaia e migliaia di mq di cemento?

Una nuova “grande opera”
Il sospetto si rafforza ancora di più se si prende in considerazione il problema del finanziamenti dell’intero progetto di raddoppio:  
“L'aumento delle tariffe è di vitale importanza per garantire la possibilità ad ADR di ricorrere al mercato dei capitali per avere dei finanziamenti” - ha detto Franco Giudice (Direttore Generale ADR) -.  “Parte del progetto sarebbe finanziato dai diritti di atterraggio e parte dai ricavi generati dai negozi e dalle concessioni. Il resto si finanzierebbe tramite finanziamenti bancari o titoli obbligazionari” ha dichiarato Giudice, senza fornire dettagli al riguardo. “ADR SpA riuscirà finalmente ad ottenere quest'anno un aumento delle tariffe aeroportuali che contribuiranno all'investimento di 3,6 miliardi di euro ($5 miliardi) in un progetto per il raddoppio della capacità dell'aeroporto di Roma Fiumicino” (fonte: ADR - Bloomberg).
Il costo per il ponte sullo stretto di Messina è stimato in circa 6 miliardi di euro (poco più della linea C della metropolitana di Roma e molto meno della Tav Torino Lione – fonte pontedimessina.it).
Il piano di raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino rappresenta quindi una delle grandi opere: una grande occasione di profitto per costruttori e latifondisti che nulla ha a che vedere con i problemi dell’aviotrasporto.
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